RIDUZIONE DEL CONSUMO DI SUOLO: in prima linea

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I progetti di legge e le attività per la riduzione del consumo di suolo

 

 

1 – PROGETTO DI LEGGE N. 44 DEL 28 AGOSTO 2015 Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo, la prevenzione e mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico, la rigenerazione urbana e il miglioramento della qualità insediativa” (PDL 44/2015).

 

SCHEDA ITER PROGETTO DI LEGGE IN CONSIGLIO REGIONALE

             Per troppi anni considerato di secondaria importanza, il tema del consumo del suolo e riuso del suolo edificato ha ottenuto poca attenzione da parte di cittadini e forze politiche ed è stato concausa dei noti eventi tragici che hanno interessato la nostra Regione. Anche il Veneto ha subito negli ultimi decenni, per effetto delle importanti dinamiche di sviluppo economico, una profonda trasformazione infrastrutturale e urbanistica con conseguente antropizzazione dei suoli. Ciò è avvenuto attraverso l’aumento della percentuale di superficie urbanizzata rispetto alla superficie complessiva, interessando le aree marginali ai centri urbani con nuove urbanizzazioni ed infrastrutturazioni, ponendo la Regione Veneto tra le prime regioni italiane per consumo del territorio.

            E’ proprio in quest’ottica che si debbono sempre più seguire gli obiettivi stabiliti dalla Commissione Europea circa il raggiungimento del consumo di suolo pari a zero entro il 2050 secondo quanto stabilito con l’approvazione del 7^ programma di azione ambientale che definisce il concetto ancor più stringente di consumo di suolo netto.

            Il presente progetto di legge all’articolo 1 detta i principi e le linee guida per la valorizzazione e la tutela del suolo al fine di tutelare il paesaggio e l’ambiente nonché di contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile anche in funzione della prevenzione e mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico e di una pianificazione urbanistica che tenga conto delle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Si persegue l’obiettivo di contenere il consumo di suolo secondo i principi sopra enunciati e all’articolo 2 sono previste misure per promuovere e sostenere il riuso e la rigenerazione di aree già interessate da processi di edificazione, nonché la valorizzazione del suolo non edificato. Tutti gli interventi devono garantire l’invarianza idraulica ed in particolare il recupero delle funzioni di filtraggio e alimentazione della risorsa idrica (comma 2).

            L’articolo 3 prevede che la Giunta regionale definisca modalità e limiti per il conseguimento degli obiettivi di riduzione e contenimento del consumo di suolo (comma 1). Il comma 2 detta misure concrete di contenimento del consumo di suolo prevedendo che, fino all’emanazione del provvedimento della Giunta regionale, non sia consentita l’introduzione di aree di nuova urbanizzazione nei piani degli interventi in misura superiore al 50 per cento delle superfici corrispondenti al carico insediativo aggiuntivo previsto dal PAT (comma 2) e stabilendo, altresì, che le aree di nuova urbanizzazione contenute nei vigenti piani regolatori generali, non ancora attuate, perdano efficacia qualora non siano stati approvati e convenzionati i relativi piani urbanistici attuativi entro tre anni dall’entrata in vigore della legge (comma 3). Le citate disposizioni sono derogate nelle ipotesi tassativamente elencate nel comma 5.

L’articolo 4 è norma volta a favorire la rimozione di opere che compromettano l’integrità del territorio o ne ledano il valore ambientale, nonché a dare una concreta risposta al problema della messa in sicurezza degli edifici esistenti in aree a rischio idraulico e geologico (comma 1).

            Per incentivare l’attuazione degli interventi di cui al comma 1, è consentita la riutilizzazione della volumetria o della superficie utile propria dei manufatti demoliti, parzialmente o totalmente, con destinazioni d’uso anche diverse da quella attuale, in loco e/o in altra area compresa nel tessuto urbano consolidato, in coerenza con i criteri informatori della pianificazione urbanistica comunale. Nei casi di demolizione di immobili preesistenti si prevede l’applicazione della Direttiva Europea 200/98/Ce e del DL 205/2010 per il riciclo mino del 70% dei rifiuti inerti da cantiere entro il 2020 (comma 2). I comuni possono prevedere, anche in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, un incremento premiale della volumetria o della superficie utile, rispetto a quanto viene demolito, fino al 15 per cento in considerazione della qualità architettonica, strutturale, paesaggistica ed energetica della nuova edificazione; tale limite è elevabile al 50 per cento nel caso siano perseguiti obiettivi di qualità urbana. In alternativa, è riconosciuto un credito edilizio nella misura indicata (comma 6).

            L’articolo 5 stabilisce che i comuni individuino con apposita deliberazione le aree urbane degradate da assoggettare a interventi di rigenerazione e di riqualificazione urbana, ambientale e sociale (comma 1). A tal fine definisce quali aree urbane degradate, le aree caratterizzate da degrado edilizio e/o degrado urbanistico e/o degrado socio-economico (comma 2). Gli interventi sono soggetti a permesso di costruire, anche in deroga, qualora riguardino singoli edifici o loro parti o comparti unitari e sono realizzati mediante accordi pubblico-privati o programmi integrati, anche per i comuni non dotati di PAT.

            Al fine di agevolare il recupero del degrado urbano, i comuni, anche in deroga agli strumenti urbanistici, possono prevedere il riconoscimento di un incentivo, il trasferimento della volumetria o superficie coperta utile.

            L’articolo 6 definisce l’insieme delle azioni e delle misure finalizzate promuovere la valorizzazione e una maggiore diffusione di una cultura e conoscenza della rigenerazione e la riqualificazione urbana.

            L’articolo 7 tratta degli interventi di trasformazione urbanistico – edilizia di interesse regionale che richiedano, una deroga al limite quantitativo massimo della zona agricola trasformabile in zone con destinazione diversa da quella agricola, stabilendo che gli stessi sono approvati dalla Giunta regionale ai sensi dell’articolo 32, della legge regionale 29 novembre 2001, n. 35.

 

2 – PROGETTO DI LEGGE N. 56 DEL 17  SETTEMBRE 2015 “Legge quadro in materia di Governo del territorio e paesaggio” (PDL 56/2015).

 

SCHEDA ITER PROGETTO DI LEGGE IN CONSIGLIO REGIONALE

Il presente progetto di legge, si dà carico dell’esigenza di addivenire ad un testo complessivo di riforma delle leggi in materia urbanistica, attraverso l’abrogazione e la modificazione delle previgenti normative regionali pervenendo quindi ad una razionalizzazione del sistema in vista di un più efficace ed efficiente governo del territorio.

 In attuazione dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi dell’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137” e successive modificazioni e della legge regionale 13 aprile 2001, n. 11 “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle autonomie locali in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112” e successive modificazioni, detta norme organiche per il governo del territorio e in materia di paesaggio, definendo le competenze di ciascun ente territoriale, le regole per l’uso dei suoli secondo criteri di prevenzione e riduzione o di eliminazione dei rischi, di efficienza ambientale e di riqualificazione territoriale, e attuando i principi di sussidiarietà, efficienza e semplificazione.

               Il progetto di legge si caratterizza da un sistema dei rapporti tra la Regione e le Amministrazioni locali improntato ai principi della pari dignità, della leale collaborazione e del reciproco concorso tra Enti.

In particolare si evidenzia come gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale devono perseguire le seguenti finalità:

  • promozione e realizzazione di uno sviluppo sostenibile e durevole, finalizzato a soddisfare le necessità di crescita e di benessere dei cittadini, senza pregiudizio per la qualità della vita delle generazioni future, nel rispetto delle risorse naturali;
  • tutela delle identità storico–culturali e della qualità degli insediamenti urbani ed extraurbani, attraverso la riqualificazione e il recupero edilizio ed ambientale degli aggregati esistenti, con particolare riferimento alla salvaguardia e valorizzazione dei centri storici;
  • tutela del paesaggio rurale, montano e delle aree di importanza naturalistica;
  • utilizzo di nuove risorse territoriali solo quando non esistano alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente;
  • messa in sicurezza degli abitati e del territorio dai rischi sismici e di dissesto idrogeologico;
  • coordinamento delle dinamiche del territorio regionale e delle azioni di governo del territorio con le politiche di sviluppo sostenibile nazionali ed europee, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni dannose, alla prevenzione dei danni e dei dissesti derivanti dai cambiamenti climatici, alla bonifica dei suoli contaminati, alla gestione integrata delle fonti energetiche, dei rifiuti e del ciclo delle acque.

        Detti principi e finalità sono perseguiti mediante:

– la semplificazione dei procedimenti di pianificazione, con riduzione di tempi e con garanzia di

trasparenza e partecipazione;

– l’adozione e l’utilizzo di un sistema informativo territoriale unificato e accessibile, al fine di disporre di elementi conoscitivi raffrontabili;

– il coinvolgimento dei cittadini, delle rappresentanze economico–sociali e delle associazioni individuate ai sensi dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349 “Istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale” e successive modificazioni, alla formazione degli strumenti di pianificazione e alle scelte che incidono sull’uso delle risorse ambientali;

– il riconoscimento in capo ai comuni della responsabilità diretta nella gestione del proprio

territorio;

            L’articolato esamina puntualmente tutta la normativa regionale in materia di governo del territorio e paesaggio e codifica anche i percorsi decisionali della materia.

            Vengono definiti con chiarezza i livelli di pianificazione e la valutazione ambientale strategica degli strumenti di pianificazione territoriale.

I diversi livelli di pianificazione sono tra loro coordinati nel rispetto dei principi di sussidiarietà e coerenza; in particolare, ciascun piano indica il complesso delle direttive per la redazione degli strumenti di pianificazione di livello inferiore e determina le prescrizioni e i vincoli automaticamente prevalenti.

I piani di livello sovracomunale stabiliscono i modi e i tempi di adeguamento dei piani di livello comunale, nonché l’eventuale disciplina transitoria da applicarsi fino all’adeguamento.

Ogni piano detta i criteri ed i limiti entro i quali il piano di livello inferiore può modificare il piano di livello sovraordinato senza che sia necessario procedere ad una variante dello stesso.

La pianificazione si articola in:

  • piano di assetto del territorio comunale (PAT) e piano degli interventi comunali (PI) che costituiscono il piano regolatore comunale, piano di assetto del territorio intercomunale (PATI) e piani urbanistici attuativi (PUA);
  • piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP);
  • piano territoriale regionale di coordinamento (PTRC).
  • Al fine dell’adozione del PTRC, del PTCP, del PAT e del PATI, l’ente territoriale competente:
  • elabora un documento preliminare che contiene in particolare:
  • gli obiettivi generali che s’intendono perseguire con il piano e le scelte strategiche di assetto del territorio anche in relazione alle previsioni degli strumenti di pianificazione di livello sovraordinato;
  • le indicazioni per lo sviluppo sostenibile e durevole del territorio;
  • redige un rapporto preliminare sui possibili impatti ambientali significativi derivanti dall’attuazione del piano, ai sensi dell’articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”.

Il PTRC, PTCP nonché i PAT e i PI sono elaborati nel rispetto della normativa di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi dell’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137” e successive modificazioni.

            Gli aspetti di trasparenza e pubblicità vengono garantiti dalle disposizioni degli articoli su concertazione e partecipazione, pubblicità degli atti di pianificazione urbanistica.

            Sono poi esplicitati gli interventi di pianificazione comunale e sovracomunale: contenuti del Piano di assetto del territorio, procedimento di formazione, efficacia e varianti del piano di assetto del territorio, contenuti e procedimento di formazione e varianti del Piano di assetto del territorio intercomunale, contenuti del Piano degli interventi, procedimento di formazione, efficacia e varianti del Piano degli interventi.